Protesi al seno e tumore: i consigli del dottor Stefano Esposito

Giugno 2019 – A seguito della morte a Roma di una donna per una rara forma di tumore che si presume associato a delle protesi al seno, sono sotto osservazione, in particolare, alcuni tipi di protesi testurizzate dalla superficie ruvida.

Il Dottor Stefano Esposito, chirurgo plastico con esperienza trentennale, consiglia di evitare inutili allarmismi, di effettuare regolarmente i controlli periodici e auspica l’attuazione del Registro Nazionale delle Protesi.

– Dott. Esposito cosa ci dice in merito all’allarmismo per il primo decesso in Italia a seguito di questa rarissima forma di tumore che sarebbe insorto in seguito all’impiego di un particolare tipo di protesi al seno?

In questi ultimi due mesi ho ricevuto numerosi messaggi di mie pazienti allarmate da questa notizia. Reazioni emotive a parte, c’è assolutamente da dire che l’ALCL, linfoma anaplastico a grandi cellule, come forma di tumore è un’evenienza rarissima.
In base a quanto raccolto dal database del Ministero della Salute italiano, infatti, negli ultimi 8 anni sono stati registrati 41 casi di ALCL su 411.000 protesi impiantate. Questo vuol dire che il rischio di ammalarsi di ALCL è dello 0,001%.
Tra l’altro l’ALCL è una condizione estremamente rara che è rilevabile e curabile. Ancora, se riconosciuta per tempo e approcciata nel modo corretto, cioè con la rimozione della protesi e della capsula fibrosa che la avvolge, la malattia viene risolta in sala operatoria, senza richiedere ulteriori cure.

– Quindi quale è il consiglio che dà alle sue pazienti o alle donne che la contattano per informazioni?

Assolutamente evitare il panico, ma invece essere molto scrupolose nell’eseguire regolari controlli come ecografia, mammografia e Tac e non trascurare eventuali aumenti di volume del seno.
Al momento non ci sono dati verificabili che supportino l’esigenza del ritiro di questo tipo di protesi – continua il Dott. Esposito.
Gli impianti testurizzati possono ancora essere indicati in casi sia cosmetici che ricostruttivi, al fine di fornire i migliori risultati possibili o il minimo rischio globale di complicanze.

Una cosa importante va detta anche per evitare possibili atti di sciacallaggio: nessun dato basato sull’evidenza attuale e sui dati in possesso, suggerisce la rimozione di alcun impianto in modo profilattico.

– Quali sono le sue conclusioni sulla vicenda?

Cautela e controllo. E visto in molti dei casi di malattia segnalata non è stato possibile risalire a che tipo di protesi era stata usata perché le pazienti non lo sapevano, quello che ritengo possa essere davvero utile è un serio e scrupoloso consenso informato della paziente. Auspico che in futuro possa essere formalmente attuato il Registro nazionale delle protesi che è già stato approvato, un passo fondamentale per tracciare modello e impiego di ogni singola protesi. E soprattutto, non mi stancherò mai di dirlo, che gli impianti di protesi mammarie siano riservati ai solo medici specialisti della materia.

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