DOMANDE E RISPOSTE SULLA CHIRURGIA ESTETICA

Sempre più persone si rivolgono a chirurghi estetici per aggiustare difetti fisici, siano essi più o meno seri o legati ad un fattore prettamente estetico. Tuttavia spesso ci sono delle grandi lacune nella conoscenza di questo settore che danno vita ad aspettative totalmente prive di base.

Il Dott. Stefano Esposito risponde a 8 domande sulla chirurgia estetica

Il Dott. Stefano Esposito chirurgo plastico con decennale esperienza presso le migliori cliniche di Roma, risponde alle domande sulla chirurgia estetica.

1) Cosa l’ha spinta a decidere di studiare e di specializzarsi in questo campo?

La prima decisione su quale ramo scegliere della medicina avviene nel corso degli studi universitari; la scelta è duplice: chirurgia o diagnostica. Io ho sempre avuto il desiderio di diventare chirurgo perché ho sempre preferito l’aspetto della manualità a quello diagnostico. Più specificatamente ero attratto dalla chirurgia plastica perché dava la possibilità di avere qualcosa di creativo tra le mani. Non parlo solo di quella estetica, ma di quella più “vera”: ustioni, malformazioni e così via.

2) Qual è la filosofia dietro allo svolgimento del suo lavoro?

All’inizio come chirurgo ricostruttore il punto principale era risolvere problemi prettamente fisici (malformazioni ecc..). Con la chirurgia estetica il punto è avere degli strumenti per dare piccoli aiuti ai pazienti per vivere meglio con se stessi.

3) Cosa è necessario sapere prima di sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica? C’è qualche mito che le piacerebbe sfatare a riguardo?

Bisogna avere informazioni di base sul problema che il paziente avverte. E’ inoltre importantissimo conoscere l’esperienza di chi ti opera: bisogna che sia un’esperienza pluriennale. Il mito che mi piacerebbe sfatare è questo: le pazienti devono sapere che la natura non si sconfigge; possiamo ottenere ottimi risultati per un aiutino o per risolvere qualche inestetismo. Ma se il vero risultato che la paziente desidera ottenere è quello di non invecchiare, non è possibile, è una battaglia persa.

4) Quanto influisce secondo lei la chirurgia estetica sulla psicologia di un paziente?

Influisce al 100%, è tutto basato su un fatto psicologico. Il chirurgo deve capire i messaggi psicologici che gli manda il paziente per capire quale risultato pensa di ottenere. Spesso l’immaginario dei pazienti è totalmente artificioso.

5) Allo stato attuale, qual è l’intervento di chirurgia plastica più richiesto dalle donne? E dagli uomini?

Mastoplastica additiva per le donne, già da qualche anno è l’intervento più richiesto. Dagli uomini quello più richiesto è la blefaroplastica unita alla rinoplastica.

6) Qual è l’età media dei suoi pazienti?

Molto variabile a seconda dell’intervento. Gli interventi di rinoplastica sono soprattutto richiesti nel post-adolescenza. La mastoplastica è solitamente richiesta da una giovane donna che ha avuto uno scarso sviluppo della ghiandola mammaria nel corso della crescita; oppure intorno ai 35-45 anni, le donne che desiderano ridare consistenza al seno in seguito alle gravidanze. Per interventi come la blefaroplastica e il lifting di solito l’età si aggira oltre i 45 anni, quando cioè si verifica il rilassamento cutaneo.

7) Quanto spesso le capita di avere dei pazienti che le chiedano espressamente di somigliare ad un divo del mondo dello spettacolo? Crede che gli stereotipi lanciati dalla moda e dalla televisione possano influire in questo senso sulle richieste di intervento? Soprattutto tra i più giovani…

Per fortuna mai. E’ il risultato della mia politica professionale sin da quando ero molto giovane: non ho mai voluto ottenere risultati esasperati tali da voler assomigliare a qualcuno. Il potere dei media nell’influenzare la psicologia è molto, anzi troppo forte, specie sui giovani.

8) Quali sono gli sviluppi futuri di questo settore stando anche alle tecnologie che vanno avanti ogni anno?

Rendere il nostro lavoro meno traumatico con risultati migliori. Personalmente credo molto alla ricerca sulle cellule staminali: trovare la via di differenziazione di queste cellule vorrebbe dire essere in grado di ricostruire ogni tessuto del corpo, limitando quindi l’attività chirurgica.

 

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